I veri condottieri? Ascoltano e non si isolano…

I veri condottieri? Ascoltano e non si isolano…Ecco un articolo apparso qualche anno fa su un quotidiano nazionale a firma di uno scrittore di cui non ricordo il nome ( e me ne scuso ) ma che caratterizza la vita di tanti bravi direttori … No Comment   . Diffidate dei capi che dicono sempre «Io. Io ho pensato, io ho fatto, io ho deciso, io ho vinto», come se fossero solo loro gli artefici di ogni cosa. E diffidate dei capi che restano soli, isolati, che non parlano con i loro collaboratori, che non li consultano, che non prendono contatto con la gente che lavora per loro. Perché qualsiasi organizzazione, sia essa un partito, una chiesa, una impresa, è sempre una attività collettiva che ha successo solo se i partecipanti collaborano in vista del fine comune. Un obbiettivo molto difficile da raggiungere perché ciascuno di noi ha i propri interessi, perché siamo invidiosi del successo altrui, perché non ci vuol nulla ad attizzare la rivalità e la competizione. Ma il vero capo riesce a compiere questo miracolo, a trasformare quella che sarebbe spontaneamente soltanto una armata Brancaleone in un esercito disciplinato ed entusiasta. Il punto di partenza è sempre scegliere dei buoni collaboratori, dei dirigenti, e di trasformare la loro potenziale competizione in emulazione e farne un gruppo affiatato che opera per uno stesso fine. È compito del capo indicare la meta, imprimerla nella loro mente correggendo gli errori, le deviazioni, perché tutti noi tendiamo a dimenticare, a cambiare strada, convinti di fare meglio. E, se deve saper punire, deve anche saper suscitare entusiasmo, far sì che tutti si convincano di lavorare a qualcosa che ha valore fino a considerarla una propria creazione ed esserne fieri. Per cui, raggiunta una tappa, ottenuto un risultato, possano orgogliosamente dire: «Noi abbiamo fatto, noi abbiamo vinto». Il capo che utilizza il lavoro, le conoscenze, i suggerimenti, i consigli dei suoi collaboratori senza farli sentire partecipi, senza dare loro i dovuti riconoscimenti, senza nemmeno ringraziare, genera un senso di ingiustizia che presto o tardi dovrà pagare.
I grandi condottieri hanno sempre evitato questo errore, hanno sempre lavorato in stretto contatto con i loro generali, hanno sempre ascoltato i loro pareri e i loro consigli, riservandosi poi il diritto assoluto di decidere. Alessandro Magno è vissuto per tutta la campagna insieme ai compagni con cui è partito. Napoleone ha avuto l’accortezza di distribuire ai suoi marescialli riconoscimenti e onori. Ed entrambi, inoltre, sono stati in mezzo ai propri soldati. Cesare, che a Roma viveva in modo sontuoso e dava favolosi banchetti, quando era in guerra, condivideva fino in fondo la vita dei legionari. Dormiva su una brandina militare, mangiava in modo frugale, si sottoponeva a sforzi estenuanti, e trascinava tutti con la sua audacia temeraria.
Anche Alessandro Magno più volte ha rischiato di morire in battaglia. Pietro il Grande lavorava d’ascia fra i suoi carpentieri. Napoleone, mentre i suoi marescialli avevano divise ricche e sgargianti, portava un semplice cappotto militare grigio. Questa vicinanza con i soldati, anziché abbassarli ai loro occhi, li ha innalzati ancora più in alto. Perché il popolo ama, adora i suoi capi, è felice dei loro successi, dei loro trionfi e tende a venerarli. Non li invidia, come invece spesso fanno i colleghi e i potenti. Ma vuol sentirli vicini, per sentirsi anche lui sollevato in alto

3 pensieri riguardo “I veri condottieri? Ascoltano e non si isolano…”

  1. Ciao Piscitelli. A proposito di capi, tutto giusto quello che dici. Il team porta risultati. Alessandro il Grande “Magno” ha vissuto sempre tra i suoi in tutte le campagne, ha sempre favorito quella che oggi si definisce “amalgama” tra i suoi e tra i popoli che ha unificato, questo gli provocò 4 congiure: Dragiana(330a.C) Marakanda(Samarkanda 328 a.C) Bactriana(327 a.C) Opis(324 a.C). Ha condiviso tutto con i suoi Generali, tranne la morte. Oggi i libri arlano di Alessandro non dei suoi generali. Tutto questo per dire cosa? Per dire che i capi purtroppo spesso sono soli, perchè i suoi Generali spesso pensano di aiutarlo, coadiuvare, consigliarlo nella giusta decisione, ma quando arriva il momento è solo nel prenderla. Un capo lo si può rispettare o meno, la stima in esso la determina. Un capo diviene un buon capo se è circondato da una buona squadra. Un buon capo è quello che i meriti li attribuisce ai suoi collaboratori, è quello che dei demeriti della squadra ne fa una sua colpa. E’ il primo a sacrificarsi, il primo nel dare l’esempio,tollerante per quanto basta.
    Un buon capo è il Tuo.

    Ciao

  2. @claudio di mare : grazie per il Tuo commento, non speravo che il mio blog potesse riscuotere tanto successo !!!!!!
    Resto in attesa altri commenti su nuovi post che spero troverai altrettanto interessanti . :-) Rosario

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